Non
esiste un'età precisa in cui si cominciano a mostrare i primi segni
dell'invecchiamento e a mancare freschezza e vigore; ci sono persone già
vecchie, anche fisicamente prima dei trent'anni, mentre altre sono ancora
in perfetta
efficienza
a sessanta o settant'anni.
La
costituzione organica e la tendenza ereditaria alla longevità sono
ugualmente, se non di più, le condizioni ambientali - malattie,
stress, condizioni di lavoro, abitudini alimentari, preoccupazioni, ecc.
- in cui ci si trova a vivere. Un organismo costituzionalmente delicato,
che trascorra un vita senza gravi malattie, traumi fisici o stress, può
sopravvivere, e di parecchio, a un organismo assai più robusto,
ma che sia stato soggetto a ripetuti malanni e incidenti.
Solitamente
il periodo di crescita dell'individuo no va oltre i venticinque anni: fino
a quest'età, egli è in fase di elaborazione tissutale. Dopo
ha inizio il declino, vale a dire il rallentamento discontinuo del lavoro
cellulare.
Quando
si comincia a invecchiare tutte le funzioni rallentano progressivamente.
I rifiuti funzionali solubili vengono eliminati con più fatica.
Quelli insolubili, depositandosi nei tessuti, rendono sempre più
difficili gli scambi con l'ambiente. Da qui derivano tutti i fenomeni della
vecchiaia: rughe, perdita di elasticità dell'epidermide, delle articolazioni,
indurimento dei muscoli... Aggiungiamo che altri fattori possono entrare
in gioco: malattie, problemi psichici e di altra natura, che spesso provocano
un prematuro affacciarsi della senilità con inevitabili ripercussioni
sull'aspetto generale e su quello cutaneo. Le ghiandole sessuali si indeboliscono
progressivamente, si è affetti da anossia (insufficienza degli apporti
di ossigeno da parte del sangue arterioso), si altera il tessuto connettivo.
I
gerontologi parlano di eterocronia (dal greco èteros, altro e cronia,
tempo), cioè di "un'altra età" durante la quale l'invecchiamento
delle cellule procede in modo diverso in ogni uomo. Quello che ci può
rassicurare è che la vita media continua ad allungarsi e , probabilmente
continuerà a farlo. Si pensi che nell'epoca romana la longevità
media era di diciotto, vent'anni e nell'Ottocento di quarant'anni.
Andare
in un istituto di bellezza significa, anzitutto, che si ha interesse per
il proprio corpo.
Questa
decisione implica che se ne riconosce l'importanza e può, dunque,
essere segno di un perfetto accordo con se stessi. Perché non preservare
questo bene così prezioso, il nostro corpo appunto, da quei molteplici
attacchi che sono la fatica, il tempo che passa e che ci porta all'invecchiamento
biologico?
Noi
siamo coscienti della necessità di nutrire il nostro organismo,
di lasciarlo riposare, di curarlo con le medicine; perché no avvertire
la stessa esigenza per quanto riguarda la buona conservazione del suo aspetto
esteriore?
Noi
ci concediamo i piaceri della tavola, del sonno e dei suoi sogni; perché
non dovremmo concederci quelli della istensione e del relax, che un istituto
di bellezza può darci?
Andare
all'istituto di bellezza può anche essere la manifestazione del
più sano e più semplice gusto che esista: il gusto del piacere
di vivere in armonia con il proprio corpo. Andare all'istituto di bellezza
può anche essere la testimonianza di una certa inquietudine nei
confronti del proprio aspetto, di un profondo malcontento verso se
stessi,
di un'angoscia reale, che si nasconde dietro il banale paravento di una
ricerca estetica.
In
questo caso, l'istituto di bellezza funziona da rifugio, perché
non si è riusciti a trovare un altro luogo in cui andare o un'altra
persona con la quale parlare.
In
apparenza, si va ad esprimere il proprio disaccordo con un corpo, che non
ha la linea ideale; con un viso, che si copre di rughe impossibili da accettare,
e vi si grida in silenzio la propria solitudine e il proprio smarrimento.
Si
prende l'alibi di una ricerca estetica per andare a farsi coccolare all'istituto
e cercarvi, di fatto, ben altra cosa che una cura. Si va in cerca di qualcuno
che si occupi di Noi, di un po' di calore umano e, soprattutto, di un ascolto
che in genere la cliente non riesce a trovare altrove.
L'istituto
di bellezza è un luogo privilegiato, perché in esso nasce
e si sviluppa un rapporto, in cui entra in gioco il corpo e che mette,
quindi la cliente nel contesto della verità prima ed essenziale.
Si
bara con il mondo esterno mediante il trucco e gli abiti, ma davanti all'estetista
non si può barare, visto che si va a consultarla proprio nel tentativo
di mettere rimedio a ciò che si nasconde agli altri.
Infine,
e soprattutto, l'istituto è il luogo dove di instaura un rapporto
tra l'estetista e la sua cliente. Se l'estetista ne ha il gusto e la capacità,
questo rapporto diventerà molto ricco, perché esso si stabilisce
quasi immediatamente su un piano di confidenza.
L'estetista,
nelle sue funzioni, è investita di un potere quasi magico. Si suppone
che conosca i "filtri" e gli "unguenti", che compiranno il "miracolo" desiderato,
che sarebbe quello di uscire dalla sua cabina trasformata, rinnovata, rigenerata:
in un parola, totalmente diversa.
Per
riassumere, diremo che un certo numero di donne, con il pretesto dell'estetica,
va all'istituto a cercarvi molte più cose di quelle che un'istituzione
normale potrà mai dare loro.
S'instaura,
con l'estetista, un rapporto privilegiato. Ed è su questo rapporto
che bisognerà far leva per aiutare la cliente e per orientarla verso
il tipo di trattamento più adatto a Lei.
L'estetista
di oggi deve conoscere a fondo le tecniche più differenti e utilizzarle
in funzione delle necessità e della personalità di ogni cliente.
Inoltre, deve avere una cultura generale ed acquisire anche buone nozioni
di psicologia. |